Dal Congresso di Vienna...

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Elementi di storia contemporanea. Dal Congresso di Vienna ai giorni nostri , è un libro di 254 pagine scritto nel 2008 da Luca Oliverio.
Questo è un manuale che ho visto a casa di mio cugino intento a studiare storia.
Il testo è una sintesi storica, ma non tralascia cause ed effetti di dati economici e politici di questo periodo storico.
Con la sconfitta di Napoleone si apriva un periodo di riassestamento tra le potenze europee che avrebbe portato a quella che è stata definita la prima "restaurazione".
Nel novembre del 1814 si erano aperti a Vienna i lavori del Congresso che vedeva rappresentati tutti gli Stati europei e in cui il ruolo della diplomazia era di primo piano.
Gran parte dell'opposizione a Napoleone era stata alimentata da una propensione a privilegiare il principio di nazionalità, ma non fu questa tendenza a determinare gli esiti del Congresso.
Gli accordi che ne scaturirono furono il frutto del difficile rapporto dialettico tra due princìpi: quello di legittimità e quello di equilibrio. Il primo, affermato e difeso dal principe di Talleyrand rappresentante della Francia, richiedeva che i sovrani legittimi dovessero tornare sui rispettivi troni, riproducendo la situazione politica pre-napoleonica.
In realtà prevalse anche se moderatamente il secondo principio, quello di equilibrio, proposto dall'Inghilterra e dal principe di Metternich, rappresentante austriaco al Congresso che mirava a frenare le mire espansionistiche di qualunque stato europeo - al primo posto la Francia- distribuendo a tavolino territori e popoli con il criterio dei contrappesi.
Non si tennero in alcun conto, e questo fu il limite maggiore del Congresso, le aspirazioni dei popoli che tanto avevano influito nell'opposizione anti-napoleonica ma, nonostante questo, la Restaurazione non fu un semplice ritorno al passato.
Gli Stati che uscivano dal Congresso erano prevalentemente antiliberali ma non intendevano perdere i vantaggi, di accentramento ed organizzazione amministrativa, che il regime napoleonico aveva portato.
Un semplice ritorno al predominio della nobiltà e del clero non interessava minimamente i regnanti del tempo, che volevano semplicemente far arretrare l'avanzata della borghesia e bloccare le idee illuministe e favorevoli all'indipendenza nazionale.
L'alleanza tra trono e altare, tanto pubblicizzata al tempo, non fu altro che una copertura ideologica (più formale che seguita da reali conseguenze) del nuovo assolutismo statale.
Il disegno di una generale stabilizzazione conservatrice trovò naturalmente opposizione in quelle fasce della borghesia che venivano frenate proprio in una fase d'ascesa e, nel 1820, l'equilibrio internazionale venne scosso da una prima ondata rivoluzionaria.
I moti scoppiarono in Francia quando Ferdinando VII revocò la Costituzione e si propagarono nel Portogallo e in altri paesi europei fra cui il Regno delle due Sicilie, il Piemonte e il Lombardo-Veneto dove vennero però repressi dalle forze della Santa Alleanza. Quest'ultima non riuscì a soffocare invece i moti di nazionalità che si erano sviluppati nell'America Latina, portando alla Costituzione di diversi stati, e in Grecia nei confronti del dominio turco.
Una nuova tendenza, sostenuta soprattutto dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, si opponeva dunque a quella restauratrice e ridava vigore all'anelito dei popoli.
Nel 1830 la Santa Alleanza ricevette un nuovo colpo dalla rivoluzione di luglio che abbatté Carlo X e pose sul trono il liberale Filippo di Orléans. L'ondata rivoluzionaria raggiunse anche il Belgio, la Germania, la Svizzera, nonché la Polonia e gli stati italiani dove venne però repressa rispettivamente da Russia ed Austria.
Nel 1834 Inghilterra, Francia, Spagna e Portogallo siglarono un accordo in opposizione a quello che legava Austria, Prussia, e Russia.
Nel 1848 esplosero insurrezioni in tutta Europa mosse da ideali, non solo nazionali e liberali ma anche sociali, rispondenti alle aspirazioni delle classi popolari.
Il carattere sociale dei moti fu più evidente laddove già esisteva un regime liberale (Francia), mentre maggiore fu il carattere nazionale dove il regime era ancora assolutista ( Germania, Austria, Italia).
Il carattere dei moti e gli interessi delle forze implicate erano però troppo eterogenei per giungere ad una reale unità e portarono dunque, in seguito, a sopravvenute divisioni interne e alla forza della reazione, alla sconfitta delle sollevazioni cui il fallimento della 1° Guerra di Indipendenza nazionale diede il via. Eppure, dopo il 1848, una vera e propria restaurazione non fu più possibile...
E così si giunge dal Congresso di Vienna ai giorni nostri; questo sussidio allo studio è corredato anche da cronologie, glossari e cartine geografiche che approfondiscono l'esame di storia contemporanea, aiutando gli studenti nello studio della storia.

 

Titolo Elementi di storia contemporanea. Dal Congresso di Vienna ai giorni nostri
Autore Oliverio Luca
Prezzo € 9,50
Editore Edizioni Giuridiche Simone
Collana Il timone

 

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