prima lezione sulla televisione
Conoscevo Aldo Grasso attraverso la lettura dei suoi articoli sul "Corriere della Sera", sapevo che è professore della storia della radiotelevisione alla Cattolica di Milano, ma non avevo mai letto le sue pubblicazioni; con Prima lezione sulla televisione (Laterza, pagg. 144, € 12) fa un panorama dalle origini della televisione ai giorni nostri soffermandosi sull'influenza dei programmi televisivi e su come sia cambiata la cultura della nostra società.
Il titolo è molto semplice e, dopo l'introduzione, è presentata una serie di capitoli ordinati da cui si imparano tante cose:
le origini della televisione;
piccola storia della televisione italiana;
pensare la televisione;
i generi della televisione;
televisione e convergenza.
In questi anni sono cambiate tante cose: sono scomparsi nei locali pubblici quei catafalchi davanti ai quali la platea si sedeva ad assistere a "Lascia o raddoppia", una rappresentazione che teneva insieme l'unità del paese. Ora col digitale tutto è cambiato...si vedono tanti programmi in tutte le ore della giornata.
1954-75, la tv del monopolio intende informare gli spettatori con questo mezzo che entra nelle case; il programma di Alberto Manzi insegna a leggere e a scrivere agli analfabeti...
1975-95: avvento della tv commerciale che sta attenta ai bisogni del consumatore
1995-2000: l'irrompere delle nuove tecnologie , del digitale terrestre, del satellitare marca la nuova fase della tv.
Qualunque programma andasse in onda, era stupefacente; nel 1954 fu trasmesso un grande evento sportivo, una partita di calcio seguita da milioni di Italiani e nel 1960 tutti a seguire le Olimpiadi; tutti stupefatti davanti alla tv che fa vedere gli eventi nel momento in cui accadono a migliaia di km di distanza.
Il costo della tv corrispondeva al quintuplo di uno stipendio medio di uno statale, per cui si andava al bar o nei Circoli a vedere i programmi televisivi.
"Lascia o raddoppia" è stato un grande successo televisivo che ha fatto l'unità d'Italia. Addirittura nei cinema si vedeva questa trasmissione prima di cominciare il film.
I cattolici intuiscono che la tv è uno strumento molto importante mentre i laici la snobbano dicendo che i programmi sono una parodia della cultura.
"Campanile sera" condotto da E.Tortora e dalla Sampò mette a confronto due paesi, uno del Nord e uno del Sud con gare di cultura, ma non solo...gli Italiani imparano a conoscere paesi mai visti prima:Mondovì, Alba, Castelfranco...sono lezioni fantastiche di geogafia. Gli intellettuali dovevano rispondere alle domande nel "pensatoio"...e la trasmissione ha successo.
All'inizio per trasmettere ci voleva un impiego di etere abbastanza grosso, allora si pensa che la tv debba essere distribuita come l'acqua, il gas, l'energia elettrica.
La BBC dice che bisogna distribuire informazioni, intrattenimento, cultura.
Affinché resti un servizio pubblico, l'informazione deve essere indipendente...
Sotto Bernabei la parola sciopero si poteva pronunciare solo dopo che lo sciopero era terminato.
L'Inghilterra è il primo Stato a capire che la tv ha una potenzialità politica...c'è il pericolo del nazismo; invece in America nessun pericolo del genere e la tv è commerciale.
Arriva Fininvest che ricicla la RAI; la tv commerciale vive sulla pubblicità; allora lo spettatore non è più un soggetto da educare, ma "merce di scambio". In cambio della tua inserzione pubblicitaria a quest'ora ti do 3 milioni di spettatori...e il maggior numero di spettatori si raggiunge abbassando il livello della proposta linguistica.
Qual è il ponte fra la tv di Bernabei e quella di Berlusconi? Alla Rai non piaceva Dallas ( famiglie cattive, pochi valori morali...), allora Berlusconi va a Los Angeles a comprare tutte le puntate di Dallas e le trasmette nella sua tv commerciale. Berlusconi sfonda anche l'orario.,. compra la Titanus conquistando le fasce del mattino, del pomeriggio e della sera; Berlusconi si prende una fetta enorme di telespettatori e lo sa tramite l'auditel.
Con i talk-show il conduttore intervista gente comune che parla della sua vita privata, dei suoi drammi...e lo spettatore diventa protagonista; questo è uno spettacolo che piace perché la gente comune così si sente gratificata...
Addirittura si inventano alcune trasmissioni per dare spazio alla gente comune...e comincia a cadere quella parte di riservatezza fra pubblico e privato...e la tv diventa allora una cattiva maestra.
Riflessioni
Io mi rendo conto che la cultura è cambiata molto in questi anni per merito della tv...la televisione è una buona o una cattiva maestra?
A.Grasso ha volutamente evitare la critica politica raccontandoci la storia televisiva.
Mi aspettavo anche una critica politica su questo servizio pubblico: deve essere gestito dallo Stato o da un privato?
E' una riflessione sui 150 anni dell'unità d'Italia (Dante, i Mille, la tv) e sull'influenza nella comunicazione in questi ultimi 50 anni della nostra storia.
Io ricordo che da bambina andavo a vedere la tv dei ragazzi in caserma dove mi invitava una mia amica ( figlia del maresciallo)...e non c'era molta scelta, ma i programmi erano validi.La RAI è stata l'artefice di una singolare unificazione culturale, e assolveva a un certo compito educativo; con l'avvento delle reti private ha perso questo ruolo uniformandosi alla logica commerciale. La lettura di questo saggio fa meditare su come e quanto un mezzo di comunicazione di massa possa influenzare il nostro modus vivendi, perchè ancora oggi la televisione, è un potente strumento per divulgare ma anche e soprattutto soggiogare...
Siamo passati dal "pensatoio" al "confessionale", ma io preferivo la tv che portava nelle case il teatro, le commedie di Pirandello o le belle opere musicali.